INDICAZIONI PER TUTTI I LETTORI 5.11.2021

 

INCONTRO LETTORI DELLA COMUNITÀ PASTORALE

Carissimo/a
Questo incontro vuole contribuire a offrire un buon servizio alla liturgia e a uniformare la prassi nella nostra comunità pastorale.
Un primo punto da tenere sempre presente è che la proclamazione della parola di Dio è un atto liturgico che attua l’annuncio così come il Signore Gesù ha comandato. La proclamazione si distingue dalla semplice lettura di un testo perché è indirizzata a un’assemblea e ha un tono solenne e vigoroso. Pertanto è richiesto un tono di voce sostenuto, non confidando solamente sull’ausilio del mezzo tecnico (microfono). La proclamazione richiede l’uso del diaframma, come per il canto.
Salendo all’ambone si chiede la benedizione al microfono dicendo: “Benedicimi, padre”. Il sacerdote benedice con una delle formule seguenti: “La parola di Dio/ la lettura profetica/ apostolica ci illumini e ci giovi a salvezza”. Oppure. “Leggi nel nome del Signore” Per indicare la fine della lettura, facendo una breve pausa, il lettore dice: “Parola di Dio” senza aggiungere altro. Non è corretto dire: “È Parola…”.
Ricordo – come suggerito dal tecnico – di non toccare il microfono all’ambone, in quanto è panoramico, per cui ha una migliore resa a distanza dalla bocca. Non dobbiamo aver paura di sentire la nostra voce: dobbiamo sempre ricordare che la Parola va proclamata e non letta, con l’ausilio o meno dello strumento tecnico. Ci sono inoltre persone che hanno difficoltà d’udito, per cui hanno bisogno di una proclamazione che abbia una certa sonorità.
Dobbiamo ricordare che la comprensione del testo dipende dalla nostra proclamazione e non dalla lettura del foglietto. Il foglietto è sempre stato sconsigliato dai liturgisti, perché non favorisce la partecipazione alla liturgia (azione di popolo), ma isola, facendo un uso individuale. Spesso il foglietto diventa strumento di distrazione e di mancanza di attenzione e partecipazione all’azione liturgica di quel momento. Oggi gli strumenti tecnologici (cellulare e applicazioni/App) lo rendono inoltre superfluo. È utile per il fedele prepararsi alla celebrazione leggendo le letture prima del suo inizio, avvalendosi dei dispositivi che il fedele ha già con sé (cellulare, tablet, …). La liturgia è capace di creare di tanti fedeli un unico corpo che prega, canta, ascolta e fa silenzio.
È sempre necessaria la preparazione per la proclamazione della Parola di Dio, con una previa lettura e comprensione del testo. Se non comprendiamo il testo anche la nostra proclamazione perderà di significato.
I testi della Scrittura hanno diversi generi letterari. Sono infatti narrazioni, poesie, inni, lettere… che al loro interno hanno diversi toni espressivi, come quello esortativo, imperativo, amorevole, …Siamo chiamati a dare espressione al testo, senza usare un tono enfatico, immedesimandoci nell’agiografo che ha comporto il testo su ispirazione del Signore. Molti testi sono nati nelle lingue in cui sono stati scritti per essere cantillati e nelle liturgie ebraiche e orientali lo sono attualmente.
Grazie per il vostro prezioso servizio.
don Erasmo


 

INIZIAZIONE CRISTIANA – 2021-22



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Iniziazione Cristiana – gli incontri di catechismo si tengono in oratorio


1°anno (seconda elementare): giovedì dalle 16.30 alle 17.30

Calendario primo anno

 
2°anno (terza elementare): mercoledì dalle 16.30 alle 17.30

Calendario secondo anno

 
3°anno (quarta elementare): martedì dalle 16.30 alle 17.30

Calendario terzo anno

 
4°anno (quinta elementare): sabato dalle 9.30 alle 11.30

Calendario quarto anno

ORATORIO ESTIVO 2021 GALBIATE

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IL CREDO DEGLI APOSTOLI

   
 

PREGHIERA DEL CREDO: SPIEGAZIONI E ORIGINI

Possiamo affermare che il Credo – o Simbolo della fede – nasce con la Rivelazione stessa di Gesù e la risposta di fede dell’uomo quando asserisce “io credo”.
A questa affermazione scaturisce la necessità di annunciare ad altri questa risposta, come a loro volta gli stessi apostoli avevano espresso attraverso le parole:
“Ciò che noi abbiamo udito, ciò che abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita, noi lo annunciamo a voi perchè anche voi siate in comunione con noi.”
La fede degli apostoli proclamata a tutte le genti ruota attorno al Kerygma, nucleo della fede cristiana, dal quale si sviluppa e si consolidano quelle formulazioni che oggi noi chiamiamo Professione di fede.
 

Origini del Credo

Fu durante il Concilio di Nicea (325), convocato per contrastare l’eresia ariana, che la Chiesa avvertì la necessità di scrivere gli autentici contenuti del Credo, passando così da una tradizione di fede orale ad una scritta.
La sostanza del testo venne estrapolata da brani presi sia dall’Antico Testamento che dal Nuovo Testamento, da parte dei Padri conciliari. Tale schema fu ripreso e convalidato anche durante il Concilio di Costantinopoli (381).
Nel III sec. si aprirono due strade: la Chiesa orientale si mosse verso la direzione del Simbolo di fede approvato durante i concili. La Chiesa d’Occidente verso l’antico Simbolo Battesimale in quanto custode del deposito di fede e centro di comunione di tutte le Chiese.
Solamente verso il 1024, all’interno delle tensioni dell’epoca, l’imperatore Enrico II impse al papa di inserire il Credo nella liturgia della Messa. Uso ancora attualmente in vigore.
 

Differenze tra le due versioni

 
La Chiesa durante le Liturgie eucaristiche, domenicali e nelle solennità, propone due formule di professione di fede.
In ambedue le versioni si professa l’insegnamento del mistero di Dio attraverso la vita e il ministero di Gesù:

il simbolo Apostolico

il simbolo Niceno Costantinopolitano

La parola Simbolo, dal greco syn-ballein, letteralmente “mettere insieme”, consisteva nel ricongiungere un oggetto spezzato, le quali metà ricongiunte garantivano l’identità di chi le portava. La parola simbolo in questo caso indica la comunione dell’uomo a Dio e riunirsi al prossimo nella comunione con la Chiesa.
 

Il Simbolo Apostolico

Testo testimoniato a partire dal III secolo, è nato nella Chiesa antica nella Liturgia battesimale, e tuttora in uso nella Messa durante il periodo quaresimale e nel tempo di Pasqua.
Viene usato anche per richiamare le promesse del battesimo nella veglia pasquale.
E’ molto semplice, essenziale e immediato, una sorta di sommario di verità fondamentali indispensabili all’identità cristiana.
Simbolo significa anche essenza di ciò che il cristianesimo crede.
Apostolico perché i contenuti di fede sono trasmesse dagli Apostoli.
Composto da 12 articoli, viene attribuito secondo la leggenda all’opera degli stessi Apostoli all’indomani dell’evento di Pentecoste a Gerusalemme.
 

Il Simbolo Niceno Costantinopolitano

E’ una conferma e uno sviluppo del precedente Simbolo.
Risulta arricchito da affermazioni cristologiche definite dal concilio di Nicea e da affermazioni pneumatologiche dal concilio di Costantinopoli. Fu redatto in queste sedi per contrastare le numerose eresie che attraversavano la Chiesa del IV secolo.
Questo simbolo proprio per la sua formulazione più corposa e ricca di aspetti teologici, viene usata nelle catechesi e durante la liturgia cristiana. Nelle Chiese occidentali questa preghiera viene proclamata con l’aggiunta del “procede dal Padre e dal Figlio”, la cosiddetta questione del “filioque”. Mentre in Oriente viene mantenuta la formulazione antica.
La disputa del “filioque” è una delle cause che determinarono lo scisma d’Oriente (1054).
 

Credo Apostolico

Sorto intorno al 150 d.C., dalla scelta di varie formule di fede radicate e pacificamente affermate nelle prime comunità, appartiene ai simboli chiamati Simboli battesimali, in quanto nelle Chiese dei primi secoli, ogni comunità usava una propria formula per esprimere la propria fede durante il battesimo.
Per questo motivo questo tipo di simbolo presupponeva un cammino di avvio verso la fede (catecumenato) che sfociava verso la conversione.
La decisione di essere battezzati e diventare cristiani, esigeva una profonda convinzione personale che sfociava in un credere maturo. Il rito avveniva con una formula interrogativa tra il presbitero e il catecumeno che chiedeva:
Credi tu? – Io Credo.
Il risultato è frutto dell’ascolto, dell’accoglienza che il tu che sfocia nel noi della comunità di fede.