Galbiate

LA CHIESA DI SAN GIOVANNI EVANGELISTA IN GALBIATE

La chiesa di Galbiate è attestata verso la fine del Duecento, ma si può presumere che sia anteriore, sia per l’originaria intitolazione a San Vittore, concordemente ritenuta indice di vetustà, sia per l’impianto architettonico che mostra ancora oggi elementi romanici (archetti pensili esterni). Ampliata e dedicata a San Giovanni Evangelista nel Quattrocento, fu consacrata il 26 aprile 1449 dal Vescovo di Trebisonda. Giudicata “abbastanza ampia e bella” nel corso della prima visita di San Carlo a Galbiate nel 1566, fu internamente abbellita nel Seicento, da pregevoli dipinti di maestri lombardi.

Nel Settecento (1727 – 1730) fu radicalmente ristrutturata su progetto di Antonio Quadrio, architetto della Fabbrica del Duomo di Milano: in particolare furono realizzati il coro e gli sfondati delle due Cappelle centrali, furono innalzati tutti i muri maestri e si spostò il fonte battesimale dall’attigua Chiesa Vecchia sulla sinistra dell’ingresso. Furono anche ristrutturate le Cappelle laterali, con l’eliminazione delle prime due per far posto al pulpito e all’organo.

La grande “rimodernatione” settecentesca della chiesa di Galbiate attua per una parte quanto aveva prescritto San Carlo nel 1566 ed era stata una costante della sua azione pastorale: la chiesa parrocchiale diventa il centro verso cui devono convergere le pratiche religiose di clero e popolo di tutta la parrocchia e le Chiese sussidiarie, pur salvaguardate nella loro specificità, non devono diventare centri periferici riservati ed esclusivi di pochi fedeli che rischierebbero di isolarsi dalla vita comunitaria (si fa eccezione per la Chiesa di Sant’Eusebio che ha ragione di mantenere le sue prerogative solo se la Scuola dei Disciplini, a cui è affidata, osserva le Regole che San Carlo stesso detta ex novo; anche l’oratorio dell’Angelo Custode di Camporeso, realizzato nel 1729, diventerà, a causa dell’aumento della popolazione contadina di quella frazione e dei nuclei agricoli circostanti e in forza di un apposito lascito, la sede in cui per quasi un secolo – dal 1805 al 1892 – sarà celebrata una Messa in tutti i giorni festivi dell’anno). In secondo luogo San Carlo ripristina a Galbiate, come in tutte le altre Chiese a partire dal Duomo, la centralità del culto eucaristico, perno della Riforma cattolica: ciò comporta anche delle ristrutturazioni delle chiese, dal momento che l’altare maggiore presso cui deve essere collocato il tabernacolo, deve recuperare una posizione preminente con spazi liberi davanti (ecco allora a Galbiate l’eliminazione dei primi due altari e delle prime due Cappelle) e dietro (con la realizzazione dell’abside e del coro): proprio dall’abside doveva filtrare una grande luce verso l’altare maggiore a simboleggiare che Cristo è luce del mondo (nel 1979, durante i lavori di scrostamento dell’intonaco esterno dell’abside sono venute alla luce le tracce di due lunghi finestroni ad arco, murati successivamente e ridotti, forse per ragioni statiche, o meteorologiche, dato che contro l’abside si infrange la breva, vento che soffia dall’Adda verso il Monte Barro e che s’accompagna spesso a violente precipitazioni.

Infine San Carlo diede impulso all’abbellimento delle Chiese: in particolare a Galbiate nell’omelia tenuta il 30 giugno 1583 aveva esortato i galbiatesi a curare il decoro della Chiesa e degli altari per manifestare in tal modo la loro fede, specie di fronte all’eresia protestante che negava la presenza reale di Cristo dell’Eucarestia dopo che si termina la Messa. Con la realizzazione del portico (1773) e dell’Ossario (1779) e la sopraelevazione del campanile (su progetto dell’Ing. Giovanni Brioschi a cui collaborò l’arch. Giuseppe Bovara) la Chiesa di Galbiate assunse la sua attuale configurazione. La fase creativa si può considerare conclusa con la realizzazione dell’altare maggiore in marmi policromi (1800) e del nuovo organo nel 1827, opera dei sommi Serassi.

Successivamente, in modo particolare negli ultimi decenni del nostro secolo, gli interventi effettuati sono stati di natura conservativa, ispirati a criteri di rigoroso restauro scientifico, con apprezzabili risultati anche per il recupero del patrimonio artistico e architettonico. La Chiesa Parrocchiale di Galbiate è il risultato di specifici apporti dati dalle varie epoche: vi possiamo riconoscere elementi tardo gotici (affreschi), la solarità cinquecentesca (le tavole di San Rocco e di San Sebastiano), la macerata spiritualità secentesca e la grandiosità barocca (le tele), la razionalità la grazia la simmetria e l’armonia settecentesche (la struttura architettonica derivante dalla rimodernazione promossa dal Monticelli) elementi barocchetti (affreschi della cappella del Carmine) e infine il neoclassicismo del primo Ottocento (il campanile e il monumento funebre del Brioschi progettato dal Bovara). Tutto concorre tuttavia a determinare un complesso carico di storia e d’armonia.